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Indice di difficoltà

Tabella e spiegazione del calcolo del grado di difficoltà elaborato da Stefano Pedrazzani:

 

La difficoltà di una salita è principalmente un fattore soggettivo, influenzabile da svariati elementi e da situazioni mai uguali. Il più importante di essi è lo sforzo: tendenzialmente più la pendenza è elevata e più si fatica, ma quanto dipende principalmente dal ritmo impostato, per cui pure un’ ora di pianura può essere faticosissima, come può essere sfiancante un inseguimento lungo un falsopiano o essere poco impegnativo un tratto al 10% a 9 orari. Inoltre c’è anche il fattore affaticamento, in situazioni di crisi una banale salitella diventa peggio del Mortirolo.
Per questo motivo non esiste una risposta univoca alla domandaquanto è dura una salita‘, ognuno ha i suoi parametri e le sue sensazioni ed un indice di difficoltà è giusto un valore indicativo dello sforzo richiesto. Ad esempio, nonostante un valore quasi identico, ho sofferto molto di più lo Stelvio da Prato rispetto al Mortirolo, ma sono sicuro che c’è chi ha avuto un’ esperienza opposta alla mia.

Oltre ai dati soggettivi ci sono da prendere in considerazioni anche quelli ambientali: l’altitudine influisce parecchio sulle prestazioni, così come la temperatura, l’umidità, la presenza di ombra ed il fondo stradale, che stimo possa aumentare (nei casi peggiori) la difficoltà anche del 20%. Questi parametri sono troppo variabili per essere inseriti in una formula, ad esempio è più facile un tratto a 2500m con 18°, o uno uguale a livello del mare con 37°? Al massimo si possono usare dei moltiplicatori per bilanciare il manto stradale, da 0.95 per quelli appena rifatti sino ad 1.15 per quelli molto ruvidi, ma non si è soliti utilizzarli poiché ci sono cambiamenti nel tempo e l’ attrito varia anche in funzione delle ruote, che più sono larghe o sgonfie e meno subiscono le imperfezioni dell’ asfalto.

Con queste premesse si può capire come l’ indice di difficoltà sia un valore indicativo, globale ed applicato solamente all’ altimetria, che non tiene conto della vera salita. Detto questo, la formula è veramente semplice: per ogni settore che sale si calcola:

sommatoria di pendenza*pendenza*lunghezza (in km) = sum (p^2*km)

E’ possibile usare il moltiplicatore per il fondo stradale:
p*p*lun * (da 0.95 per asfalti appena rifatti ad 1.20 per quelli disastrati o ruvidissimi)

Come sono arrivato a questa formula? Posso stimare l’ impegno richiesto a superarlo:
- In discesa è negativo, si va da soli e ci si riposa
- In pianura ipotizzo sia 0, non si compie sforzo per proseguire alla stessa velocità (è una semplificazione per motivi di calcolo)
- In salita più il tratto è ripido e più è faticoso, nel 2001 ho ipotizzato che la fatica aumenta in maniera quadratica rispetto alla pendenza. L’ 1% è praticamente pianura, il 2% ha fatica quadrupla rispetto a metà pendenza e la cosa può sembrare esagerata, eppure si tratta di valori molto piccoli ed chi pedala conosce la differenza di questo solo punto percentuale, ben più evidente rispetto a quella che separa un 10 da 11%.
Il 4% è già salita che blocca chi non ha gamba, a sensazioni direi che il quadruplo rispetto al 2% è un valore plausibile.
Andiamo su valori molto più alti: 10%, tutt’ altra cosa rispetto ad un “quasi agevole” 4%, pendenze da ciclisti allenati, ed un 20% è terribilmente più faticoso del 10%.

Non so se sia la formula perfetta, ma i valori ottenuti mi sembrano plausibili.

La difficoltà totale, che io chiamo anche “fatica necessaria per scalare” è data dalla sommatoria di tutti i settori. Semplice e lineare, funzionante anche nei casi estremi (difficoltà di 10m al 5%? è 5*5*0.01=0.25!). Considera anche la divisione in tratti, perché 1000m al 10% medio (f=100) hanno una difficoltà inferiore se sono formati da due tratti di 500m rispettivamente al 5% ed al 15% (f=125).
Questa formula non tiene però conto della distribuzione dei settori, e lo faccio di proposito:
Se c’è un tratto di discesa, quanto dovrei togliere alla fatica complessiva? Poco, se quasi pianeggiante, niente se preso a ritmo forsennato (anzi l’ aumenta), tanto se il tratto precedente è stato affrontato a ritmo massimale. Così entriamo troppo nel campo del soggettivo e non è possibile considerare questi aspetti.
Per lo stesso motivo la formula non guarda alla disposizione dei vari tratti, se i pezzi duri sono tutti consecutivi e alla fine, o se sono separati da falsopiani la difficoltà non cambia

Qui in seguito le altimetrie di Mortirolo da Mazzo e dello Stelvio dai 48 tornanti. La difficoltà è quasi identica,  1425 a 1417,  come tipologia sono agli antipodi.

STELVIO

Stelvio_p

MORTIROLO

Mortirolo

 

 


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