La salita nel dettaglio Delle tre vie di ascesa al Mont Ventoux quella dal versante sud resta
sicuramente la più conosciuta, nonchè la più antica e spettacolare. Questa
strada, costruita nel 1882, parte dal villaggio di Bedoin per raggiungere, dopo
21,5 km, la sommità del Ventoux a 1909 metri: il Tour de France la affronterà
anche quest'anno, in una tappa che senza dubbio lascerà il segno, come quella
del 2000 quando Pantani si impose su Armstrong, decisamente in vena di
regali.... Si parte dunque da Bedoin in leggera e comoda ascesa, accompagnati da
ordinati vigneti. Sfiliamo i piccoli villaggi di Baux, Sainte Colombe e les
Bruns sino ad arrivare al famoso "virage" di Saint Esteve (km 5,7 mt
547): segnatevi bene quel tornante, perchè rappresenta l'inizio delle
sofferenze. Da qui sino al bivio di Chalet Reynard infatti occorre affrontare un
tratto di salita molto ostico, 9,5 km alla pendenza media del 9%: la strada
entra nel bosco, e l'ombra è garantita a tratti, soprattutto nelle prime ore
del mattino. Suggestiva la vegetazione: chi è abituato a pedalare sulle grandi
salite alpine si sorprenderà alquanto di trovarsi immerso in una fitta foresta
di cedri, lecci, pini silvestri e faggi. Questo tratto di salita va affrontato
con la dovuta concentrazione dosando bene lo sforzo fisico: nessun tornante ad
alleviare le sofferenze, la strada si arrampica verso l'alto con lunghi
rettilinei e semicurve che sembrano vanificare i nostri sforzi. Non resta che indossare la mantellina e fiondarsi a velocità supersoniche
(attenti alle condizioni del manto stradale, pessime in alcuni tratti) sul
versante opposto sino ad arrivare a Malaucene, dove comincia la seconda ascesa
del Mont Ventoux.
Giunti a Chalet Reynard (km. 15,2 mt 1417), in prossimità del bivio con la D164
che sale da Sault (vedi relativa descrizione) , un altro mondo ci attende. La
vegetazione sparisce improvvisamente, e ci troviamo ad affrontare il tratto
conclusivo dell'ascesa, quello più spettacolare, insolito e per certi versi
terribile: il vero Mont Ventoux comincia qui, quando la strada si inerpica tra
aspre pietraie arse dal sole cocente e battute dal "mistral". Il caldo
ed il vento sono i veri nemici da sconfiggere, a fronte di pendenze nemmeno
troppo ardue: negli assolati pomeriggi di luglio e agosto il vento a volte
soffia ad oltre 100 km/h, e pedalare in queste condizioni è praticamente
impossibile. Non è il caso di oggi, solo una leggera brezza soffia in direzione
trasversale contribuendo anzi ad alleviare la calura: la meta - rappresentata da
quell'orribile torre-osservatorio visibile a decine di chilometri di distanza -
sembra lì a portata di mano, eppure mancano ancora 6 chilometri!
A 1500 metri dalla vetta, sulla destra, seminascosta tra le pietre, una piccola
stele ricorda il luogo dove morì - durante il Tour de France del 1967 -
l'inglese Tom Simpson: è riconoscibile più che altro per la particolare usanza
che si è andata via via affermando di lasciare un piccolo ricordo alla sua
base: vi si trova di tutto, borracce, copertoni, lattine, uno spettacolo
decisamente triste ed indecoroso....
Ma la vetta a questo punto è ormai vicinissima: un ultimo rettifilo al 10% ed
ecco il tornante finale che si arrampica sino alla base della stazione
televisiva.Il Mont Ventoux è vinto: dopo aver ripreso fiato basta guardarsi
attorno e contemplare un panorama maestoso, ai nostri piedi i dolci rilievi
della Provenza, più lontano le cime delle Alpi ancora innevate: e appena sotto
di noi la desolante vista sul Col des Tempetes e sull'ultimo tratto di salita
appena percorso, un paesaggio lunare, irreale, decisamente suggestivo.
Commento: Fabrizio Godio - www.salitomania.it