Prima di commentare la salita lasciatemi precisare che nella brutta stagione il passo e’ chiuso al traffico, viene aperto solo nella tarda primavera:  informatevi quindi  prima di partire , magari telefonando al comune di Olmo o a quello di Morbegno.,

Non si vuole spaventare nessuno, bensì rendere gli appassionati cicloturisti/cicloamatori  consci che per la sua lunghezza e pendenza media questa salita e’ davvero impegnativa. E’ bene non sottovalutarla, ed il cicloamatore che intendesse affrontarla, lo faccia solo dopo un meticoloso allenamento: improvvisare può  creare grossi problemi.

Per chi vi si avvicina in macchina, il consiglio e’ di parcheggiare a S. Pellegrino Terme (oppure a Zogno) in modo da sfruttare il tragitto fino a Olmo al Brembo come riscaldamento. Coloro che invece partono da casa in bici tengano presente che la strada inizia a salire, pur  con pendenze dolcissime, sin dall’inizio della VaI Brembana: da Sedrina in poi. Olmo al Brembo e’ il nostro riferimento per l’inizio della scalata, e’ da qui infatti che le pendenze iniziano ad incrementare, costanti e modeste nei primi chilometri (pendenza media di poco inferiore al 5% nei primi 6 – 7 Km) , per diventare sempre più impegnative man mano si procede verso la cima. La seconda metà della salita, più o meno 10 chilometri, fa registrare una pendenza media superiore all’8%.

Incontriamo il primo segmento impegnativo a Mezzoldo dove in un tratto di 4 km la pendenza media e’ di poco inferiore al 10% con punte del 13%. Quando si arriva poi alla Madonna della Nevi, la situazione si fa ancora più “interessante”: quando i muscoli delle nostre gambe avrebbero bisogno di smaltire un po’ dell’acido lattico fin li accumulato, ci troviamo a dover affrontare il segmento più ostico sia per  la pendenza media che per la discontinuità: pendenza media prossima al 9% e diversi passaggi con picchi dal 12 al 14%. Attenzione dunque a dosare bene le forze e le energie lungo la parte iniziale dell’ascesa per non correre il rischio di scoppiare prima di arrivare in cima. Non cedete alla tentazione di accodarvi a qualcuno che vi ha sorpassato e sale anche solo leggermente più veloce di voi: potreste pentirvene di li a poco. Molto meglio salire con il proprio passo e non preoccuparsi di cosa fanno ( o come vanno)  gli altri.

La carreggiata stradale e’ sempre ampia e per un buon tratto segue il corso del fiume Brembo. Il manto d’asfalto è in buone condizioni. I tornanti sono 15, quasi tutti situati nella seconda metà del tragitto.  Molta l’ombra disponibile nei primi chilometri, poi, quasi più niente superata la metà circa del percorso , quando i boschi lasciano il posto ai prati e ai pascoli.  Vi e’ possibilità di rifornimento idrico lungo il percorso. Il traffico e’ scarso. Il Passo  San Marco collocato tra Val Brembana e Valtellina, mette in comunicazione le province di Bergamo e di Sondrio. Un paio di chilometri prima dello scollinamento si trova il  rifugio San Marco 2000, che offre possibilità di ristoro. In vetta poi, sullo spiazzo a fianco della strada, nei mesi più caldi  c’e’ quasi sempre il camioncino del venditore ambulante di panini, bibite, caffé ( fatto con la moka) e gelati.

Preso fiato e completato il ristoro, chi volesse scendere dal versante che da su Morbegno, si prepari a  ben 26 chilometri di stupenda discesa.

 

Giovanni Cattaneo